martedì 4 dicembre 2007

34.1 - QUAND'È CHE CI SI ARRENDE?


Negli ultimi mesi alcune persone che stavano svolgendo il proprio lavoro sono state trasferite. Capita, per carità. Nella vita si cambia e se fosse sempre tutto uguale, sai che noia... Ma, come in tutte le cose, c'è un "però": va bene destinare delle persone a "nuovi e prestigiosi incarichi", però se queste persone le trasferisci perché ti danno fastidio c'è qualcosa che non va.
Un generale della Finanza indaga su pezzi grossi (e potenti) della politica e viene trasferito; due giudici indagano su ministri e politici vari e vengono trasferiti. E la colpa va a loro, perché non hanno rispettato le regole, perché ci sono state fughe di notizie, perché vanno in televisione a dire che stavano facendo solo il loro dovere.
Come se non bastasse, l'informazione italiana si comporta nel modo seguente: prende atto dei provvedimenti, ne dà notizia, si indigna quel tanto che basta per dare una parvenza di libertà e poi cambia argomento, parlando di squallidi referendum sui nomi dei partiti, Fabrizio Corona e le sue fotografie, vari casi di omicidio che sembra debbano essere risolti da conduttori televisivi, scappatelle di gentildonne e gentiluomini.
E mentre la gente si gusta queste utili notizie, chi ha l'onore (o l'ardire) di governarci fa quel cavolo che gli pare. In un Paese normale questa gente sarebbe in galera (o perlomeno a casa a godersi i frutti del proprio "lavoro"), invece da noi continua a mangiare a un tavolo a cui non è stato invitato.
Spesso ci si chiede come mai programmi di approfondimento vadano in onda in seconda serata, lasciando il cosiddetto prime time a spettacoli più o meno divertenti, film e telefilm; la risposta è sempre la stessa: La gente vuole queste cose!
Non credo sia così.
Immaginate una settimana intera con programmi stile Report, Striscia la notizia, Le Iene o l'ultima versione di Michele Santoro: come minimo la gente uscirebbe di casa e andrebbe sotto i palazzi del potere a chiedere che il proprio Paese non venga calpestato in questo modo. In parole povere: la gente saprebbe. Leggetevi 1984: è inquietante, sembra che parli della nostra epoca.
La mia domanda è: Quand'è che ci si arrende? A 30 anni? A 40? O forse prima? Quand'è che ci si abitua a una situazione del genere?
Durante la raccolta firme per far cadere il Governo Prodi (ma sì! Facciamo vedere alla gente, al popolo, che c'è qualcuno che pensa a loro!), un anziano signore ha detto che avremmo dovuto fare un colpo di Stato per rimettere a posto le cose.
Spiacente, caro signore: ci hanno preceduto.

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